2015 – Adelphòs

 

ICONA BIBLICA 1Gv 4, 7-12; 19-21 

7 Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. 8 Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. 9 In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. 10 In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. 11 Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. 12 Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. 13 In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito. 14 E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo.
19 Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. 20 Se uno dice: «Io amo Dio» e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. 21 E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello.

SPIEGAZIONE DEL TITOLO

Il titolo del campo intende portarci al cuore del percorso sulla fraternità che caratterizza il campo scuola giovanissimi di quest’anno. Il termine utilizzato compare nell’icona biblica scelta per il campo ed esprime il concetto di “fratello”. Adelphòs è il fratello che si occupa dell’altro, sa prendersene cura.
Nella lettera Giovanni si rivolge a cristiani colpiti dalla minaccia di un’eresia che fa intendere diversamente la figura di Cristo confermandone la sua divinità, ma mettendo in discussione la vera umanità. La comunità rischia di subire serie ripercussioni poiché se viene a mancare questa caratteristica di umanità viene compromessa la fraternità tra i membri della comunità.
Gesù nella sua natura umana ha condiviso fino alla morte la condizione degli uomini; l’empatia come capacità di mettersi nei panni dell’altro è un’esperienza fondamentale per sentirsi fratelli e per vivere un amore reciproco.
Giovanni ammonisce i cristiani a non affievolire l’esperienza di amore per l’altro che è misura della vera fede in Dio.
Questa esperienza di fraternità è avvicinare l’altro, è la promozione di ricerche condivise, è pratica di confronto e di dialogo, è rifiuto dell’intolleranza.

Adelphòs è il termine greco che indica il fratello, colui che sa commuoversi per l’altro, che sa gioire per i successi altrui e che conosce come vero bene il bene comune.
La fraternità è misura della vera fede in Dio.

ICONA CAMPO Alberto Marvelli (anniversario 10 anni dalla beatificazione)

Il testimone autorevole di questo esercizio di fraternità è Alberto Marvelli, giovane beato riminese dell’Azione Cattolica. Alberto è stato capace di costruire legami positivi e solidali, si è dedicato senza sosta ai più bisognosi, ha mostrato mitezza nel vivere relazioni fraterne e sensibili.

OBIETTIVO GENERALE (sintesi del modulo sulla fraternita del Progetto formativo)

In una stagione segnata da un forte individualismo occorre attivare percorsi che diano risalto e attuazione al nostro essere tutti figli dello stesso Padre. Essere fratelli significa oggi creare l’unità tra le persone, tra i gruppi, tra i popoli, nel rispetto delle differenze.
Un’unità che è: ricerca di ciò che avvicina, promozione di ricerche condivise, pratica del confronto e del dialogo, rifiuto dell’intolleranza.

SCHEMA SETTIMANALE

schema adelphos