Non fu per lui soltanto la base delle sue esperienze associative,
ma fu certamente la via del suo cammino di santità.
Se il primo impatto formativo, fuori della famiglia, fu con l’oratorio salesiano, è nell’Azione Cattolica, quale la pensò e la volle Pio XI negli anni del suo pontificato, che Alberto realizzò la maturazione del suo cammino spirituale
Nell’Azione Cattolica educò la sua giovinezza alla generosità, all’impegno, alla santità. La partecipazione a congressi eucaristici, come quelli di Firenze e di Faenza, a incontri nazionali per dirigenti, con relativa udienza del Santo Padre, contribuì in modo determinante ad allargare i suoi orizzonti di fede, di cultura, di apostolato.
Alberto aveva aderito all’Azione Cattolica entrando a far parte del gruppo fanciulli cattolici, quando aveva appena 12 anni, nel 1930, e vi rimase fino alla morte, nel 1946. Una lunga militanza entusiasta, attiva, responsabile. A 15 anni il Parroco di Maria Ausiliatrice gli affidò l’incarico di delegato aspiranti. Fece poi parte del Consiglio diocesano con l’incarico di segretario; nel 1935 fu delegato diocesano studenti e vice presidente diocesano. Ebbe anche l’incarico di delegato regionale studenti. Il suo parroco intanto lo aveva chiamato a reggere la presidenza del circolo di Azione Cattolica. Al momento della morte era anche presidente dei Laureati cattolici.
Alberto amava l’Azione Cattolica, la viveva intensamente, la diffondeva con entusiasmo. Aveva capito l’importanza, per un giovane, di appartenere a un’associazione comunitaria: vivere insieme l’esperienza di Dio e nell’apostolato era la certezza di non perdersi. Superando ogni individualismo aveva deciso di camminare in un’associazione, nella quale poter esprimere la ricchezza personale in armonia con quella di tutti e sperimentare la dimensione comunionale della Chiesa.
Nel suo Diario parla spesso dell’Azione Cattolica.
Dopo aver conseguito la licenza liceale, nell’agosto 1936, scrive. “Speriamo sia il principio di una nuova e più intensa attività nell’Azione Cattolica, un maggior stimolo a lavorare per il Signore”.
Il 2 maggio 1938 L’Azione Cattolica festeggia i 70 anni di fondazione. Alberto annota. “Sono 70 anni da che è stata fondata la Gioventù di Azione Cattolica. Quanto cammino, quanti frutti, quale esercito imponente al servizio di Cristo ! Quanto noi giovani dobbiamo a questa Gioventù Cattolica, alle nostre associazioni, ai nostri Pontefici ! Tutto il nostro patrimonio spirituale, la nostra vera vita. E la difenderemo questa vita , perché è sacra, perché è l’unica che renda felici in Cristo”.
Alberto, sempre attento e vigile circa gli avvenimenti del suo tempo, avverte il contrasto fra il fascismo e l’azione cattolica, contrasto mai sopito, nonostante il Concordato del 1929. Uno dei momenti di maggior tensione fu lo scontro sul razzismo, quando nel luglio 1938 fu pubblicato un “Manifesto del razzismo fascista” a cura del Ministero della Cultura popolare.
Nell’agosto 1938, Alberto, tornando da un corso per dirigenti di Azione Cattolica, tenutosi a Mondragone, scrive nel Diario: “Tornato da Mondragone, dopo le parole del S. Padre sul razzismo e sull’Azione Cattolica, sento in me una gioia intensa: sento di amarla sempre più questa Azione Cattolica, appunto perché un poco contrastata; riceve d’altra parte continui sostentamenti dal Papa”.
Infatti contro ogni forma di discriminazione razziale si era elevato con straordinaria fermezza Pio XI, con la lettera Mit brennender Sorge.
Durante un dibattito, tenuto da studenti delle organizzazioni fasciste all’Università di Bologna, sul tema del razzismo, Alberto si schierò apertamente contro tali teorie, sostenendo con fermezza le sue convinzioni, esponendosi coraggiosamente come oppositore delle idee del regime.
Alberto ha la chiara coscienza che i giovani di Azione Cattolica devono essere testimoni di una vita nuova in Cristo e che questa vita è possibile viverla in ogni momento e in ogni situazione.
Scrive nel Diario: “Questo vuole Cristo e questo si attende il Pontefice da noi di Azione Cattolica: praticare totalmente la morale e i precetti insegnatici da Gesù, dimostrando così al mondo che non solo una vita così può viversi, ma che essa solo è quella che dobbiamo e che debbono vivere tutti gli uomini”.
E nel tracciare il suo programma di vita spirituale, scrive: “Programma generale si compendia in una parola: santo. A questa parola che dice già tutto voglio aggiungere quella di apostolo, in quanto, come giovane di Azione Cattolica, è mio obbligo imperioso fare dell’apostolato continuamente e ovunque. Per questo mi occorrono preghiera, azione, sacrificio.”
Fare apostolato continuamente e ovunque: questo fu il suo impegno che perseguì per tutta la vita.
Anche quand’era a Bologna, studente universitario, la sua intensa attività era tutta per l’Azione Cattolica riminese. Il sabato e la domenica tornava a casa, dove lo attendeva una fitta agenda di incontri, di visite alla parrocchie, di riunioni organizzative. Suppliva poi con le lettere l’impossibilità di essere presente durante la settimana.
Ovunque si recherà, a Milano, Torino, Treviso si inserirà sempre nell’Azione Cattolica e lavorerà instancabilmente partecipando a convegni, tenendo conferenze, promovendo associazioni parrocchiali e anche gruppi in caserma.
Com’era nel suo carattere Alberto non aveva mezze misure. Capìta l’importanza dell’Azione Cattolica, come scuola di formazione e di apostolato, vi spese tutte le sue energie e il suo tempo libero.
Scrive nel Diario: “Noi giovani di Azione Cattolica abbiamo una duplice responsabilità davanti a Dio e davanti al mondo, perché apparteniamo alla Chiesa per duplice legame: per il Battesimo e per l’Azione Cattolica, che è la Chiesa stessa”.
Alberto è un instancabile apostolo dell’Azione Cattolica; lavora con passione e entusiasmo. Eppure conclude umilmente: “Tutto questo non è affatto speciale, ma semplicemente il dovere di ogni cristiano e specialmente poi di un giovane di Azione cattolica”.
L’Azione Cattolica fu davvero per Alberto la matrice, il clima ideale in cui si formò alla vita spirituale, all’azione, alla santità.
Così commentava nel suo Diario il motto preghiera, azione, sacrificio.
“Preghiera: continua mentale e di intuizione. Azione: la vita non si può concepire senza azione se non come morte: sacrificio: sacrificarsi continuamente per il bene degli altri con gioia, serenità, amore”.
link esterno: Centro di documenti e studi Alberto Marvelli



