Azione Cattolica di Rimini

...protagonisti del Vangelo

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Carla Ronci

La sua attività nell’Azione cattolica fu appassionata e dinamica,
tanto da contagiare tutti i settori della vita parrocchiale.
Carla dimostra quanta vitalità può ricevere una parrocchia dall’Azione Cattolica.


carla_ronciCarla fu ben felice quando il parroco le propose di entrare a far parte dell’Azione Cattolica parrocchiale come delegata Beniamine affidandole dieci bambine. Piena di entusiasmo, si dedicò con impegno a questa prima responsabilità.
Scrive nel suo Diario: “Nel mio primo anno di Azione Cattolica mi sono state affidate dieci bambine; a quelle ne seguirono altre: infine avevo trenta bambine da guidare e da formare”.

Da quel momento la vita di Carla e l’Azione Cattolica si identificano.

Il 16 ottobre 1955 il parroco le propone di diventare Delegata delle Aspiranti. Subito scrive nel Diario:  “Essere delegata Aspiranti è molto più difficile che essere delegata Beniamine e io sento tutta la responsabilità che mi sono assunta, accettando. Se penso alle mie povere forze, mi sento subito scoraggiare. Ma, dopo tutto, che dovrei fare ? Le bambine hanno bisogno di aiuto e perché negarglielo ?”.

Per prepararsi a questo nuovo incarico prese parte ad un corso formativo per dirigenti di Azione Cattolica, che frequentò con molto entusiasmo. Ne tornò tanto accesa da scrivere nel Diario: “Ora il corso dirigenti è finito; io sono tornata a casa con tanta gioia nel cuore. Sento di amare più Dio e desidero tanto dare a qualcuno un po’ di quel fuoco che sento in me. Voglio donarmi completamente a Dio per il bene di tutte le anime che mi sono state affidate”.

Ebbe poi anche l’incarico di Delegata della sezione Giovani nel 1967  e  di  Delegata di  “ plaga”,  cioè responsabile di una ampia zona pastorale fino a Bellaria.

L’Azione Cattolica, alla quale Carla aderì con entusiasmo, ebbe un ruolo determinante nel suo cammino di formazione. Il parroco l’aveva fondata in parrocchia nel 1947, appena giunto. In quegli anni era la sola associazione di laici e rappresentava l’unica forma di collaborazione nella Chiesa. Era il nucleo forte di ogni parrocchia: scuola di formazione e di apostolato, offriva ai giovani la possibilità di vivere insieme l’esperienza di Dio e di comunicarla ad altri.

Le parole-chiave che ne connotavano lo spirito erano: santificazione personale, formazione e cultura religiosa, missionarietà, sentire e vivere con la Chiesa, testimonianza fino all’eroismo.
Si faceva costante riferimento al comandamento dell’amore, alle beatitudini e al tradizionale motto “preghiera, azione, sacrificio”.

Ai tre milioni di iscritti, tanti erano in Italia  negli anni ’60, veniva proposto un programma di vita cristiana molto impegnativo, che comprendeva la meditazione quotidiana, la comunione frequente, lo studio del catechismo e un comportamento esemplare in ogni occasione, l’apostolato nell’ambiente di lavoro e la partecipazione a tutte le iniziative sociali e organizzative dell’Azione Cattolica diocesana.
Nell’Azione Cattolica Carla arricchì la propria cultura religiosa; la partecipazione ad incontri e giornate di studio la aprì a nuovi interessi e affinò la sua sensibilità, tanto che, leggendo oggi i suoi scritti,ci stupiamo che avesse conseguito solo la licenza elementare..

Nell’impegno nell’Azione Cattolica trovò spazio la sua ansia di apostolato e di donazione; Carla si aprì a nuovi orizzonti spirituali; si educò ad una collaborazione aperta e fattiva con il parroco e con gli altri dirigenti.
Anche se poi trovò altri ambiti formativi, l’Azione Cattolica rimane il primo pilastro della sua struttura spirituale.  

Dirigenti di Azione Cattolica non si nasce, ma si diventa. Carla pian piano mise in atto un metodo di lavoro e di catechesi che si basava su alcune convinzioni suggeritele dal continuo contatto con le bambine, ma soprattutto da quel sano equilibrio interiore che era in Carla frutto della sua ricchezza umana, ma anche dono dello Spirito Santo.  Un metodo non studiato sui libri di pedagogia, ma dettato dal cuore e alla cui base stava l’amore. “Si, credo proprio che un buon mezzo per aiutare le nostre adolescenti sia: amarle molto, fare in modo di ispirare in loro tanta fiducia”.

Dall’amore nasce l’ascolto attento e partecipe: le ragazze si confidavano con lei, perché si fidavano della sua discrezione, apprezzavano la sua saggezza e si sentivano comprese e amate.

Nell’ascoltare le sue ragazze cercava di prendere su di sé i loro problemi e le loro sofferenze e di irradiarli col suo amore. “Assorbire le sofferenze degli altri e irradiare l’amore: così veramente si attirano le anime”.

Per Carla non bastava amare e servire: doveva anche pregare e fare penitenza per le ragazze più difficili. Dedicava giorni di penitenza o di sacrifici per questa o quella ragazza che non riusciva a vivere gli impegni di Azione Cattolica.

Per essere più vicina alle sue ragazze e  imparare a conoscerle meglio, Carla organizzava passeggiate, inventava giochi, che condivideva con gioia ed entusiasmo: “Oggi sono stata sempre allegra: nel pomeriggio ho riso tanto: Mi sono divertita a giocare con le Aspiranti”.

Instancabile nel progettare sempre nuove iniziative, coinvolgeva però nella realizzazione tutte le ragazze, per far loro sentire il senso della responsabilità, per allenarle al servizio e alla collaborazione, per far emergere le capacità di ciascuna. Si sentiva come una “piccola burattinaia del Signore” che in disparte muoveva i fili di ogni azione.

In una lettera inviata alle Dirigenti di Azione Cattolica della parrocchia scrive: “per il buon andamento dell’associazione è necessario che ogni dirigente sia materna e comprensiva, giusta ed esigente. Esigere dalle bambine tutto quello che possono dare. In sezione la delegata non deve mancare mai. State sempre con le vostre bambine; ricordate che nel gioco potete conoscerle ed educarle meglio che in qualsiasi altro posto. Siate generose e costanti; seminate senza stancarvi mai, anche se i frutti del vostro lavoro non li vedrete mai”.  Seminare confidando nel Signore era il suo stile.

Nel 1957 facendo un bilancio sul suo lavoro nell’ Azione Cattolica ammette di aver sofferto e donato molto, ma riconosce che è molto più quello che ha ricevuto.

Carla  fu una perfetta Dirigente di Azione Cattolica ed una  esperta educatrice.

Ma la sua forza educatrice sta tutta nella sua testimonianza di vita: Le ragazze vedevano in lei un modello nel quale identificarsi, ne avvertivano la pienezza di vita, l’entusiasmo non superficiale, la coerenza con i principi che professava. Carla era molto attenta a non presentare il cristianesimo come la mortificazione della bellezza e della gioia di vivere, come un freno alla piena realizzazione della personalità.

Per questo curava molto il suo aspetto esteriore; vestiva alla moda, ma con semplicità; andava tutte le settimane dalla parrucchiera, usava un leggero profumo. “Vesto con modestia ed eleganza e cerco di far capire alle anime, con la mia vita, che il cristianesimo non è croce ma gioia”.

Fausto Lanfranchi
 

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