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18 Settembre 2026Come si costruisce un campo di settembre?
Dopo una quarantina d’anni di proposte, l’Azione Cattolica delle parrocchie di Rimini ha ormai raccolto molto materiale per poter provare a rispondere.
Nonostante ciò, quest’anno non sono mancate le novità, anche grazie al lavoro di ripensamento e condivisione svolto durante tutto l’anno dal gruppo della “cooperazione rafforzata”.

L’esperienza, realizzata in 9 case del nord-Italia e conclusasi domenica 13 settembre, ha coinvolto circa 700 ragazzi e 200 volontari tra educatori, sacerdoti e cuochi.
Attraverso la figura di Zaccheo, è stato affrontato il tema “Makarios”, portando al centro delle riflessioni la Gioia: quella beatitudine che non elimina le esperienze difficili e dolorose dal cammino, ma permette di vivere con pienezza ogni istante, grazie alla consapevolezza dell’amore che Dio ha per ciascuno di noi.
L’equipe educativa di ogni casa ha declinato questa tematica adattandola ai propri ragazzi, costruendo così una proposta unica capace di non far tornare nessuno a mani vuote.





Quali parole potrebbero descrivere l’esperienza vissuta? Alcuni educatori hanno scelto queste.
”Coinvolgimento”: i ragazzi che hanno “adottato” i più piccoli sono stati segno di amore verso l’altro.
“Realtà”: i temi affrontati, declinati nella vita quotidiana dei ragazzi, hanno lasciato loro qualcosa che può accompagnarli anche a casa.
“Rispetto”: non tanto per delle regole da seguire, ma per l’altro, affinché tutti fossimo a nostro agio.
“Parola”: il Vangelo ci ha parlato più che in qualsiasi altro campo, facendoci capire l’importanza del gruppo e della comunità educante. Ora sappiamo chi è davvero beato e quanto il perdono sia necessario per far trionfare l’amore vero.
“Fratellanza”: fin dai primi giorni le barriere tra le varie parrocchie sono crollate e, a fine campo, un esterno avrebbe davvero fatto fatica a non considerarli un gruppo unico.
“Calore”: si è sempre respirata un’aria di famiglia, simile al calore di una cena natalizia coi parenti. E il tepore degli abbracci dell’ultimo giorno ne è un segno, un segno di un qualcosa che è stato seminato e che difficilmente scorderemo
“Mettersi in gioco”: il campo di settembre è un’esperienza che ti cambia la vita, ma solo se scegli di metterti in gioco. Abbiamo avuto la fortuna di avere un gruppo che non si è mai tirato indietro davanti a nessuna delle nostre proposte. I ragazzi sono stati capaci di rompere subito quelle “barriere” e hanno reso il campo un’esperienza indimenticabile per tutti.
“Completezza”: la struttura delle giornate ha permesso di raggiungere il giusto equilibrio tra tempo libero, spiritualità, gioco e riflessione, facendo sì che i ragazzi fossero sempre coinvolti e sereni.
Un grazie sincero a Ubisol, a Latteria del Borgo e a tutte le persone che con la loro generosità hanno sostenuto il campo.










