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3 Ottobre 2025“Educare con cura”. È stata questa la frase che ci ha accompagnato durante l’ultima due giorni degli educatori della diocesi di Rimini. Una di quelle esperienze che, appena tornato a casa, ti fanno dire: “Wow, ne avevo proprio bisogno.”
Sono state 24 ore piene di risate, riflessioni, piccoli momenti di fatica e tanti altri di bellezza condivisa. E alla fine… sono volate via.





Far parte di qualcosa di più grande
Quello che più mi colpisce ogni volta è la sensazione di essere parte di una comunità viva, che si muove, cresce e si prende cura. Non solo dei ragazzi — che sono al centro del nostro essere educatori — ma anche di noi stessi e di chi ogni giorno cammina accanto a noi in questo servizio.
Sono momenti come questi che mi ricordano il motivo per cui continuo a fare l’educatore: perché ha senso, perché mi restituisce più di quanto io dia, perché mi fa sentire nel posto giusto.
La domanda che ha guidato tutto: cosa significa educare con cura?
Ce lo siamo chiesti ad alta voce. E non è stata una domanda semplice. Oggi chi educa si trova spesso davanti situazioni complesse: conflitti da gestire, diversità da accogliere e comprendere, fragilità che chiedono attenzione e delicatezza. Per questo è stato prezioso potersi confrontare con gli altri educatori: ascoltare le loro difficoltà, le strategie che usano, i momenti in cui hanno vacillato e quelli in cui invece hanno trovato soluzioni creative. Ogni scambio è stato un piccolo pezzo di cura reciproca.






Un clima leggero, ma mai superficiale
La bellezza di questa due giorni è stata anche l’atmosfera che si è creata: un mix perfetto tra momenti seri e momenti più leggeri.
I laboratori sulla gestione del conflitto e sulla diversità hanno aperto riflessioni profonde; la veglia serale ha dato voce alle parti più intime e silenziose di ciascuno; e poi ci sono stati i giochi, gli scherzi, le chiacchiere spontanee a fine serata. Tutto questo ha reso l’esperienza un vero spazio di ricarica. Il tipo di ricarica che senti nelle ossa, nei pensieri, nel respiro.
Quel sapore agrodolce che arriva sempre alla fine
Ogni volta che un’esperienza così finisce, mi porto a casa una sensazione doppia.
Da una parte, la gratitudine per ciò che ho vissuto e per ciò che mi ha smosso dentro.
Dall’altra, un piccolo retrogusto amaro: quella sensazione che ti fa dire “Peccato, sarebbe potuta durare un po’ di più.” Ma forse è proprio questo a renderle speciali: il fatto che ne vorresti ancora.


Ripartire, con un po’ più di cura
Torno da questa due giorni con una certezza rinnovata: educare con cura non significa solo prendersi carico dei ragazzi che ci vengono affidati. Significa prendersi cura di noi stessi, dei colleghi, del gruppo, dei legami che rendono possibile tutto questo.
E ora che la due giorni è finita, si torna alla vita di tutti i giorni… ma con una ricarica nuova e una domanda che continua a risuonare: Come posso, oggi, educare con cura?
Francesco Bucciarelli, AC Bellaria
PROGRAMMA (in aggiornamento)
- 15.30 Ritrovo a Sant’Agata – accoglienza – lancio
- 16:30 Intervento di suor Rosy Fusco: le caratteristiche dell’Educatore “autorevole”. Laboratori.
- 19.30 Cena
- 21:00 Serata giochi
- 22.30 Veglia
Domenica
- 8.00 Sveglia e colazione
- Preghiera del mattino
- 9:30 Attività formativa – Workshop sui temi:
- Educare nella disabilità
- Famiglie
- Gestione del conflitto coi ragazzi
- Gestione del conflitto nella realtà educativa
- 12:00 Santa Messa
- 13:30 Pranzo
- 15.00 Conclusione e saluti






